I gatti di Roma
I gatti a Roma sono sempre stati presenti nella vita della città, accuditi e coccolati dagli abitanti. Da una parte per necessità, per difendersi dai ratti che salivano dal fiume e si addentravano nei vicoli, proliferando nelle cantine e nei bassi dove vivevano i poveri; ma anche per la loro natura affettuosa, furba e sorniona in cui i cittadini si riconoscono. Perfino i personaggi più importanti della vita culturale dell’Urbe ne hanno cantato le lodi e lo spirito indipendente. Dall’attrice icona del neorealismo Anna Magnani, agli scrittori come Elsa Morante, Gianni Rodari e lo spagnolo Rafael Alberti, ai poeti dialettali Trilussa e Belli: tutti hanno reso il loro omaggio ai gatti. E, come veri romani, anche i bambini dell’Ambasciatore lituano giocavano nel bel giardino della villa con loro.
Da sempre le aree archeologiche sono il loro ambiente ideale, perché i ruderi e il verde che li circonda offrono un’ottimo rifugio. Ma sembra che i felini facessero parte della vita della città già ai tempi dell’impero romano. Per esempio, alcuni resti datati, col carbonio 14, al 400 DC, sono la prova che a quei tempi una nutrita colonia di felini risiedeva ai Mercati Traiani. La Piramide, il Colosseo e piazza Argentina ora sono le sedi più popolate e famose di colonie gestite da volontari ma riconosciute dal Comune che le aiuta con l’assistenza veterinaria e un contributo per il cibo. In città ne sono state censite più di 5,000.
Invece fino a pochi anni fa vivevano per strada e li si vedeva dormire sui cofani delle macchine appena parcheggiate, perché la lamiera rimaneva calda. Poi dal 1980 il comune ha iniziato la campagna di sterilizzazione e in giro ne sono rimasti pochi. La maggior parte si è rifugiata nelle colonie dove sanno di poter rimanere indisturbati e accuditi dalle ‘gattare’. Così forte è la relazione con la città che esiste anche un nome per chi si occupa di loro: ‘gattara’, al femminile perché sono in maggioranza donne, anche se in origine la parola indicava il luogo, si dice istituito da Papa Innocenzo XIII (1655 - 1724), dove si portavano i gatti randagi (quello che adesso viene chiamato gattile).
Caterina Borelli